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Peter Sagan è già nei libri di storia

A fine ottobre, a 27 anni e nove mesi, è diventato papà, dopo essere stato tre volte campione del mondo. Peter Sagan è un personaggio unico, irriverente, un fuoriclasse del ciclismo. Scanzonato ma anche capace di concentrarsi completamente, leggero ma allo stesso tempo profondo e professionale come pochi. Insomma, un campione. Considerato da altri mostri sacri dello sport – non solo ciclisti – come un esemplare raro, di cui prendersi cura. Una sorta di salvatore del ciclismo, sport più che mai contestato e al centro di polemiche in tutto il mondo, fatte – troppo spesso – di doping e denaro, ingredienti che non dovrebbero mai contaminare la passione sportiva. Una leggenda, mai nessuno è riuscito a vincere un mondiale nel ciclismo e conservare la maglia per tre anni consecutivi. Un asso delle due ruote, considerando anche la sua passione originaria per la mountain bike.

Giusto per capirci, quando gli hanno chiesto se si sente un Corridore diverso da tutti gli altri ha risposto che semmai sono gli altri corridori ad essere tutti uguali.

Peter Sagan è un anticonformista, un personaggio unico, in ogni suo aspetto. A cominciare, naturalmente, dallo sport con tre mondiali consecutivi conquistati come mai nessuno prima. Lui che comincia a pedalare in sella alla mountain bike, sua antica passione che tutt’ora non molla. Peter ha infatti confessato che ha diverse bici, e appena ha qualche ora libera, corre a riparare, montare e smontare le sue MTB in garage.

Irriverente nei comportamenti, come quando tira fuori la lingua mentre sta sul podio, imitando chi prima di lui ha osato fare quel gestaccio, nomi del calibro di Michael Jordan. Lui che vince tre mondiali di fila come mai nessuno nel suo sport, ma come un Usain Bolt nell’atletica leggera. Lui che a una conferenza stampa in occasione del Tour de France saluta un giornalista e gli chiede pubblicamente come sta, come se si trovassero in privato al bar. Lui che rompe gli schemi, mentali, sportivi, mediatici. Un mito.

Ma chi è il campione Peter Sagan?

Nato il 26 gennaio del 1990 in Slovacchia. Monta su una bicicletta a nove anni e non la lascia più. Il suo primo amore è la mountain bike, da juniores porta a casa coppe e trofei in questa categoria. Nel 2008 si aggiudica tutti i campionati della categoria MTB, fino a quello mondiale. A questo punto non gli resta che provare il ciclismo su strada che lo incoronerà campione del mondo. Esordisce a soli 20 anni in una gara World Tour, vale a dire il top level, poco adatto a un principiante. Cade, sbatte contro una transenna e finisce ricucito con oltre 30 punti. Non si lamenta mai. Pensa soltanto a come poter ripartire il giorno successivo. Quella gara finisce con una volata divisa con Armstrong, e Sagan al quarto posto. Un debutto interessante insomma: nel suo primo anno in gara, vince cinque volte. Nel 2012 arriva di diritto al suo primo Tour De France, alla prima tappa conquista il primo posto. Quest’anno entra nella leggenda vincendo i Mondiali di Bergen, nessuno prima di lui era mai riuscito a conservare la corona per tre anni di fila.

Sagace e scoppiettante in sella e non. Chi lo conosce, ha imparato ad amare le sue impennate con la bicicletta, i siparietti e la sua creatività. Contrario a qualsiasi forma di pronostico sulle gare e sui risultati, perché fatalista al cento per cento. Un burlone, ironico e irriverente come pochi. Lui che taglia il traguardo col sorriso di chi nella vita vuole ridere e cantare. In Slovacchia è lo sportivo più famoso del Paese, testimonial delle cucine Bora, ha registrato anche il suo marchio. Amatissimo dai social network, che ha imparato a usare con la sua consueta leggerezza, come quando ha annunciato la gravidanza della sua Katarina dicendo che sicuramente quella pancia non era dovuta ai troppi pancake.

Peter Sagan è un campione dalla testa. Il suo atteggiamento “guascone” che molte volte gli viene attribuito sui giornali e dai media internazionali, dipende proprio da questo suo carattere frizzante che lo accompagna sulla bici e non. Chi lo conosce è abituato alle sue interviste sempre molto originali e particolari. Un atteggiamento spavaldo che, però, tradisce una radicata convinzione nelle proprie capacità, anche se, a sentir lui, l’importante è divertirsi più che vincere il mondiale. Quella è un po’ una logica conseguenza, almeno per i campioni. Una mentalità vincente, di un ragazzo di soli 27 anni che consiglia ai suoi coetanei di non lambiccarsi troppo il cervello nel tentativo di capire cosa fare della propria vita: a lui le porte si sono aperte divertendosi, col sorriso in bocca.

Ed è proprio la sua grande serenità interiore a destare maggiore meraviglia. In un mondo, come quello del ciclismo, sembra un alieno approdato sulla terra, tra comuni mortali. Tra colleghi dilaniati dai mostri che lo sport può nascondere e allevare, lui vive in una dimensione felice e distesa. E questa sua felicità, oltre a una personalità scanzonata e leggera, è fatta anche di concentrazione sul presente. Lui che rifiuta previsioni, che dichiara che il suo unico obiettivo è muoversi sopra la bici, che rimane concentrato ogni attimo che passa correndo in sella. Questo gli ha consentito di partire, cadere e ripartire, affrontando anche imprevisti e infortuni, ma cogliendo sempre al cento per cento tutte le opportunità che una gara poteva riservargli. Un campione che vive cogliendo l’attimo, senza pensare troppo al futuro.

Sagan è un concentrato di ottimismo e pensiero positivo. Per lui l’importante è stare bene, solo così nulla diventa impossibile: nemmeno aggiudicarsi per il terzo anno consecutivo il titolo mondiale. Si vince prima con la testa e poi con le gambe, insomma. Si vince prima col cuore e con la leggerezza della propria anima, e poi con la forza dei propri muscoli. Peter Sagan insegna che si vince credendoci, si vince sapendo di essere un campione.

 

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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