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Adios Fernando Alonso Querido…

Un modo per dire basta

Fernando Alonso ha saputo conquistarsi un posto tra le leggende moderne della Formula 1. Correva l’anno 2000 quando un giovane Fernando faceva i suoi primi test a Jerez de la Frontera e non ancora 20enne si giocava un posto in Minardi, fino ad arrivare agli ultimi km del Gran Premio di Abu Dhabi 2018: una carriera lunga ben 18 anni per un pilota cui i freddi numeri delle statistiche non sono in grado di descriverne il talento ed il romanticismo.

Un talento che però ha incubato rabbia proprio durante gli ultimi anni di carriera e che probabilmente è esplosa del tutto quando all’ultimo giro dell’ultima corsa di Abu Dhabi ha graffiato il Team Radio in diretta mondiale rispondendo alla Mclaren che lo incitava, in quegli ultimi metri a spingere per guadagnare un settimo posto che valeva un inutile ma simbolico punto in classifica: “Ho già conquistato 1.800 punti in carriera”…
E’ stato il suo modo di dire basta…

Alonso ed il recente passato

Quella rabbia percepita alla fine di una stagione psicologicamente logorante, parte però da molto lontano.
Era il 2014 quando Alonso fa ritorno alla Mclaren firmando un contratto triennale con la scuderia con cui aveva già corso nel 2007/2008 e che nel frattempo è passata ai motori Honda.
La crisi tecnica del fornitore giapponese costringe però Fernando spesso nelle retrovie della corsa. Gli ultimi anni si trasformano in un incubo, dal quale lo spagnolo non riuscirà a destarsi e via via lo vede perdere gli stimoli necessari. Se sei un campione fai fatica a fare il gregario…

Ad un certo punto lo vediamo rifugiarsi in nuovi obbiettivi fuori dal carro della Formula 1, aprendo le porte al suo presente ed prossimo futuro. Infatti, parallelamente al campionato di Formula 1, il campione asturiano corre la 500 Miglia di Indianapolis con il team Andretti Autosport alla guida di una Mclaren Honda, senza troppa fortuna.

Nel 2018 riesce però a ottenere il successo alla 24 Ore di Le Mans con la scuderia Toyota, vittoria che lo proietta in un’altra dimensione. Il futuro di Fernando sarà sì lontano dalla Formula 1 ma non dalle corse, con l’impegno confermato al campionato statunitense di IndyCar. Tra gli obiettivi dichiarati dallo spagnolo non c’è solo la Tripla Corona, cioè il massimo riconoscimento del motorsport assegnato al pilota in grado di vincere il Gran Premio di Montercarlo, la 24 Ore di Le Mans e la 500 Miglia di Indianapolis.

Fernando ad un certo punto ha sentito il bisogno di tornare ad essere a suo modo felice, una sensazione che coincide con divertimento, imprevidibilità, possibilità di vittoria, tutti ingredienti che al momento si trovano distanti anni luce dall’universo della Formula 1, di cui Alonso è stato protagonista nel bene e nel male da autentico leader negli ultimi 17 anni.

Il più giovane campione del mondo di Formula 1

La gavetta di Alonso ci fa menzionare una delle scuderie più romantiche del circuito stesso, la Minardi. Nel 2000 vive una parentesi con la scuderia italiana, dove strabiliò tutti per il lavoro svolto e la determinazione nella guida. L’anno dopo Giancarlo Minardi trova l’accordo con la Renault di Flavio Briatore che ingaggia Alonso facendolo diventare il pilota titolare nella stagione 2003. Trascorrono 24 mesi e il pilota spagnolo diventa il più giovane campione del mondo di Formula 1 all’età di 24 anni vincendo il titolo iridato del 2005.

Riesce a ripetere il capolavoro anche nella stagione successiva (2006), diventando così il pilota più giovane di sempre bi-campione del mondo. Per Fernando fu quello il punto più alto della sua folgorante carriera in Formula 1.

Il team francese, guidato dal team principal Flavio Briatore, nonostante non fosse accreditato della macchina più competitiva riuscì ugualmente a conseguire il trionfo iridato grazie alle capacità uniche del campione spagnolo, un esempio perfetto di come un pilota possa avvicinare il limite e controllarlo a suo piacimento una volta raggiunto e superato. Doti che hanno consentito ad Alonso di essere paragonato in più occasioni a Michael Schumacher, dopo essere stato il primo a batterlo dopo la cinquina iridata consecutiva del ferrarista dal 2000 al 2004.

Il confronto con Lewis Hamilton e gli anni alla Ferrari

Nel 2007 arriva per la prima volta alla Mclaren, quella di Ron Dennis, da campione del mondo in carica e perciò con molte aspettative (reciproche). Insieme a lui, la scuderia inglese ingaggia anche un semi-sconosciuto, tale Lewis Hamilton. Qui Fernando, senza saperlo, si confronta con quello che sarebbe diventato negli anni a venire uno dei piloti più vincenti della Formula 1 moderna.

Una lotta fratricida fra lui ed il debuttante inglese contribuì al successo iridato di Kimi Raikkonen su Ferrari. Alonso si classificò in terza posizione, a pari punti con il compagno di scuderia e a una sola lunghezza dal ferrarista. Il divorzio a fine stagione e il ritorno alla Renault nelle successive due stagioni furono le tappe che precedettero il suo arrivo alla Ferrari per il Mondiale 2010.

L’ultimo Gran Premio di quell’anno 2010 fu una delle più grandi delusioni a livello sportivo per il fuoriclasse iberico, che dovette cedere la leadership iridata a Sebastian Vettel e alla sua Red Bull nonostante gli 11 punti di vantaggio sul giovane tedesco prima del via della corsa decisiva. Negli anni successivi, Alonso fu l’unico pilota in grado di contrastare il dominio assoluto della scuderia austriaca-inglese motorizzata Renault, arrivando ad un soffio dal raggiungere la vittoria nel Mondiale del 2012.

 

3 MOMENTI ICONICI DELLA CARRIERA DI ALONSO:

Il pilota spagnolo ha vissuto giornate e vittorie importanti lasciandoci davvero molti momenti brillanti da ricordare.
Qui ho voluto individuare 3 momenti che ricordo senza un motivo particolare ma che hanno contribuito ad alimentare quel mito di un personaggio che ha smesso di essere vincente forse troppo presto rispetto a quanto poteva invece ancora dare a se stesso ed a questo sport.

UNGHERIA 2003: LA PRIMA VITTORIA
Impossibile dimenticare quella domenica di agosto nell’Hungaroring, dove tutto ebbe inizio. Alonso era in agguato, infatti in quella stagione aveva già conquistato 2 podi da quasi perfetto sconosciuto: Brasile e Spagna.
Nel circuito vicino Budapest ha dominato la gara dall’inizio alla fine, anche avendo l’audacia di piegare Schumacher e completare un fine settimana praticamente perfetto.
Il tutto costruito a bordo di una Renault: ovvero una vettura nettamente inferiore alla Ferrari dell’epoca, considerata quasi onnipotente, ma anche più debole di McLaren e Williams.
Alonso quel giorno battendo Schumacher ha reso campioni un po’ tutti portando sulla terra la figura dell’imbattibile tedesco. Il poster di quella vittoria, in Spagna, è rimasto appeso ai muri per anni.

PS. Tra l’altro sempre qui nello stesso circuito nel 2006, un geniale Alonso solo per pura sfortuna lascia incompiuta una rimonta. Lui e Schumacher, entrambi favoriti per il titolo iridato, quel giorno partono rispettivamente 15° e 11° penalizzati dagli errori compiuti il sabato durante le qualifiche. Gara bagnata ed in 17 giri Alonso si ritrova primo e con 40 seconda di vantaggio su Schumi. Soltanto un pit stop andato a male per una vite non perfettamente fissata gli spezzerà la gioia di vincere forse la gara più bella della sua carriera: finisce fuori senza una ruota!

Nübrugring 2007: ALONSO CONTRO MASSA DENTRO E FUORI DAL RING
La Gara è condizionata da un forte acquazzone che contribuisce a generare 6 testa coda che coinvolgono in blocco alcuni tra i piloti più forti compreso Lewis Hamilton. Una gru, al limite del regolamento, ributta in pista il pilota britannico ma dopo 15 minuti è già doppiato. Quel giorno il finale della gara è un testa a testa tra il ferrarista Felipe Massa e lo stesso Fernando il quale con la pista ancora bagnata in molte curve, forza fino a superare la rossa che non ci stà ed il brasiliano prova ad ostacolare lo spagnolo girando la ruota verso la macchina in sorpasso nel tentativo di scoraggiarlo.

Il tutto è ai limiti del regolamento e nel dopo gara e prima del podio tra i due volano parole grosse con Fernando che gli dice di “Imparare a guidare” e l’altro che risponde “Ma va a cagare…vinci e parli!”….


22 FEBBRAIO 2015: IL MISTERO DI MONTMELO’

E’ una giornata di test per la Mclaren in vista dell’inizio della stagione che deve poi essere l’ennesima rivincita per i pilota spagnolo.

Il fatto: Alonso esce di pista in un tratto apparentemente non pericoloso e privo di insidie particolari.
Versione ufficiale: la scuderia imputa l’incidente ad un colpo di vento e conseguente errore di valutazione del pilota asturiano alla curva numero 3
Ricostruzione: pare che una perdita d’acqua nell’abitacolo abbia generato una forte scossa elettrica che ha fatto perdere i sensi al pilota.

Quest’ultima ipotesi è tra l’altro compatibile con la dinamica dell’incidente, di per se molto strana e con la macchina in decelarazione su un tratto dove invece di norma si accelera.
Fonti raccolte dal giornale iberico El Pais racconteranno che al risveglio dopo l’incidente il pilota avesse un vuoto di memoria di una settimana, alimentando il mistero di un episodio mai del tutto chiarito anche per il fatto che la famiglia di Alonso non ha mai reso pubblica la cartella clinica.
Fatto sta che da quel momento in poi non ha mai dato davvero l’idea di poter ritornare competitivo.

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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