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Chiedi chi era Indurain

…Voi che li avete girati nei dischi e gridati
voi che li avete aspettati ascoltati bruciati e poi scordati
voi dovete insegnarci con tutte le cose
non solo a parole
chi erano mai questi Beatles…

La Canzone degli Stadio, è un inno a ciò che i Beatles hanno rappresentato. Un omaggio a chi ha rivoluzionato la musica ed il costume impattando nella vita di intere generazioni.
Passano gli anni, ma nonostante tutto rimangono indissolubili! I Beatles sono il gruppo più famoso nella storia della musica. Sono per certi versi la musica stessa. Indurain è il ciclista più famoso nella storia recente dello sport. E’egli stesso storia vivente del ciclismo.

L’uomo

Nasce a Villava, paese della comunità autonoma della Navarra, il 16 Luglio del 1964. E’uno schivo Miguel e secondo noi lo è stato da sempre, oltre che dotato di grande intelligenza e un’enorme capacità di sofferenza: doti che lo proietteranno a diventare uno tra i migliori atleti spagnoli di tutti i tempi.
C’è un aneddoto su tutti a riguardo:

Nel Tour del 1991, il team Banesto decise di accoppiare in camera Indurain con il compagno, Delgado, ma dopo quattro o cinque notti di convivenza, proprio Delgado rientrando in stanza trovò un altro compagno al posto di Miguel. Pare che alla domanda «Dove è Miguel? “, il compagno gli abbia risposto ” Non vuole stare nella tua stessa stanza “.

Delgado infatti era solito coricarsi un po’ più tardi degli altri mentre Miguel era molto geloso del suo riposo. Candidamente Indurain disse al compagno “Pedro, mi dispiace, ma non mi trovo bene con te in camera” ma non era solo una questione di riposo: sempre attento alla dieta ed al suo peso Indurain soffriva anche e soprattutto l’attitudine di Delgado a mangiare il classico Panino & Birra ogni sera che rientrava nella stanza.

Miguel Indurain Larraya aveva però soprattutto delle doti fisiche particolari, come tutti i fenomeni dello sport non era proprio un’atleta, ma un vero talento naturale.
Un calciatore nasce con i piedi educati, il cestista con le mani vellutate, il pilota ha nervi saldi e riflessi centesimali…Poi ci sono anche i ciclisti.
Indurain era per il ciclismo quello che ai giorni nostri è Roger Federer per il tennis: era il ciclismo, la quintessenza dello scalatore e soprattutto del cronometrista.

Il suo talento si spiegava per l’immensa capacità polmonare che consentiva lui di avere una riserva di ossigeno enorme; rispetto agli avversari poteva pompare nei suoi femorali molto più sangue, e aveva di conseguenza recuperi molto più rapidi agli sforzi intensi e prolungati che le scalate richiedono.
I numeri dicono che aveva un ritmo cardiaco a riposo non superiore ai 30 battiti ed i polmoni contavano su una capienza continua (e non di spunto) di quasi 8 litri!! (una persona normodotata ha 5/6 litri; Pantani per intenderci ne aveva 7 litri)

Gli Inizi

C’è stato un tempo in Spagna in cui le persone hanno preferito sacrificare ciò che per gli spagnoli è sacro: l’ora della siesta nei pomeriggi di Luglio.
Troppo forte la voglia di rimanere attaccati alla TV e seguire un ragazzo navarrese sulle strade del Tour de France. Gli anni ’90 hanno rappresentato l’esplosione dell’atleta che è riuscito, con il suo talento e le sue vittorie, ad appassionare tifosi e critici.

Da bambino non ha mai eccelso come studente, facendo invece un percorso di formazione professionale con l’idea di diventare meccanico. Condivideva la passione per il calcio, l’atletica ed ovviamente il ciclismo, ma pare che la sua vocazione per le due ruote è coincisa con una bici regalatagli dai genitori dopo che al piccolo Miguel avevano rubato quella che aveva.
Miguel Indurain, detto il Navarro, si è appassionato al ciclismo ad un’età quasi prescolare, e già ad 11 anni vinse la prima corsa ufficiale, con i colori del club ciclista Villaves: a tal proposito è rimasta famosa la sua frase: “Un bocadillo y una Fanta, y eso mi gusto” (Un panino ed una Fanta sono bastati per farmi contento).

Diventò professionista nel 1984, sempre con lo stesso gruppo sportivo Reynolds (divenuto in seguito Banesto) sotto la guida di due tecnici – Miguel Echavarri e Eusebio Unzué – che in quegli anni stavano rivoluzionando il ciclismo spagnolo con un’intensa attività di scouting volta a formare un movimento di atleti in grado di imporsi nel panorama internazionale.

A 19 anni Miguel era già alto, pesante e con una grande massa muscolare che gli conferivano un aspetto fisico lontano dal concetto di ciclista che all’epoca si aveva in Spagna, ma i risultati raggiunti a livello giovanile convinsero i due tecnici che videro in lui un diamante da sgrezzare.
Giunsero anzi alla conclusione che la prima cosa da fare era cambiare la sua dieta per fargli perdere peso abbinandogli un programma di allenamento mirato per costruire un fisico in grado di mantenere la sua forza anche in montagna. Ciò ha permesso ad Indurain di costruirsi una carriera che lo ha legittimato come uno dei migliori al mondo anche in montagna, senza mai essere davvero un grande scalatore.

L’era Miguel

Dopo aver partecipato, senza molto successo, alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles, Miguel si ritaglia, già poco tempo dopo, il merito di divenire il ciclista più giovane ad indossare la maglia rossa del leader della Vuelta di Spagna. Nel 1986 la prima consacrazione con la vittoria del Tour dell’Avvenire nel quale fa vedere le sue grandi capacità a cronometro.

Gli anni successivi saranno caratterizzati dalla sua costante evoluzione come ciclista e dalla sua progressiva partecipazione al Tour de France :

nel 1987 riesce ad arrivare al traguardo di Parigi terminando la corsa per la prima volta e nel 1988 è il gregario di lusso del vincitore Pedro Delgado.
E’ invece nell’edizione del 1989 che riesce a vincere la sua prima tappa al Tour, a Cauterets sui Pirenei, riuscendo anche a chiudere la Corsa tra i primi 20 della classifica generale.

L’anno dopo, il primo con la scritta Banesto sulla maglia, si arriva alla consacrazione definitiva, con Indurain nella Top Ten malgrado il ruolo di gregario del compagno Segovia e tanti critici che ipotizzavano un piazzamento migliore per il navarro se solo non fosse stato vincolato a compiti di scuderia!

Nel 1992 esordisce nel Giro d’Italia e lo vince grazie ad un incredibile prestazione nella cronometro di San Sepolcro, dove polverizzò decisamente ogni possibile rivale: incrociando e precedendo uno degli atleti più eroici che noi ricordiamo ovvero Marco Pantani.

L’atleta spagnolo è stato capace di vincere 5 volte il Tour de France, ma anche due volte il Giro d’italia, per di più nello stesso anno del tour e vanta inoltre due Parigi-Nizza e due giri di Catalogna.
E’ stato protagonista anche alle Olimpiadi di Atlanta ‘96, dove ha vinto l’oro nella cronometro individuale, bissando la vittoria nella specialità, ottenuta ai mondiali di ciclismo l’anno prima.

Lo speciale rapporto con il Tour de France

Ne ha vinte ben 5 edizioni consecutive; neppure Merckx vi è mai riuscito… Vi riuscì successivamente Lance Armstrong, ma chi è aggiornato sa anche della penosa vicenda di doping che coinvolse senza appello il ciclista americano, che si autodichiaro’ colpevole.

Detiene nel contempo un altro record, davvero singolare: nel vincere cinque volte il tour, non ha mai vinto una tappa in linea.

Miguel era infatti un abile stratega, molto spesso per vincere il Tour ha rinunciato a vincere le tappe per aver una miglior sommatoria finale. Per questo motivo ha ricevuto forti critiche dalla stampa che lo accusava di essere conservatore e poco spettacolare, ma lui rispose con uno dei suoi tanti e famosi aforismi: ” A che serve bucare il muro con un dito se posso usare il trapano”

Il 1991 è è la sua prima volta. Non parte da vero favorito ma si ricorda la mitica fuga con Chiappucci nella discesa del Tourmalet che di fatto sancì la sua vittoria.
Nel 1995 la sua ultima affermazione mettendo dietro di se Zulle e quel Bjarne Riis che invece nel 1996, grazie anche al suo forte gregario Jan Ullrich, riuscì a vincere un titolo che prima gli fu tolto e poi riassegnato per noti fatti di doping!

Conclusioni

Come Roger Federer nel Tennis e Alain Prost nella F1, Miguel Indurain è stato per il ciclismo il campione completo.

Il Navarro aveva tutte le qualità, nessuna esclusa, non un difetto, ma neppure un colpo speciale particolarmente pronunciato. Non fu devastante come Pantani in salita, non era in sella per divertire il pubblico, pedalava per vincere.
Del resto, vincere cinque tour senza vincere mai una tappa la dice lunga.

Il suo modo di correre era quello degno dei migliori piloti: velocità, scorrevolezza, pochi rischi se non nulli, per poi arrivare in fondo davanti agli altri, che magari hanno fatto spalla a spalla per 5 ore facendo parlare i giornalisti e divertendo pubblico e telespettatori, ma che alla fine devono accontentarsi del secondo posto…

A fine carriera, oramai pago di ben 111 vittorie in carriera, Indurain apre diverse concessionarie automobilistiche, quindi grandi magazzini sportivi ed anche diverse tenute agricole.
Oggi fa una vita decisamente più tranquilla, con la moglie Marisa ed i suoi tre figli Miguelito, Anna e Jon; abita presso Pamplona dove gestisce un negozio di biciclette ed articoli sportivi.

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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