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I colpi di mercato del Milan di Berlusconi in Campagna Elettorale

Le elezioni del 4 marzo si avvicinano e con queste anche il ritorno di Silvio Berlusconi sulla scena politica italiana.

A differenza degli anni belli, manca in questa campagna elettorale quel connubio che da sempre ha intrecciato la vita e la conseguente carriera politica del Silvio Nazionale con il mondo del calcio: il Milan, la campagna acquisti ed il ragionevole dubbio che i colpi di mercato facessero guadagnare consensi.

Da quasi un anno ormai alla testa del Milan non c’è più il Cavaliere ma Yonghong Li, imprenditore e dirigente sportivo cinese. Per 740 contestatissimi milioni, alla vigilia del suo 80° compleanno, Silvio Berlusconi ha rinunciato alla squadra con la quale aveva conquistato un palmares di tutto rispetto: 8 campionati italiani, 1 Coppa Italia, 7 Supercoppe italiane, 5 UEFA Champions League, 2 Coppe Intercontinentali, 5 Supercoppe UEFA e 1 Coppa del mondo per club FIFA.

Dal punto di vista sportivo tanta malinconia e tanto rispetto.

La vendita è arrivata dopo qualche stagione deludente del club rossonero con campagne acquisti sotto tono rispetto agli standard ai quali eravamo abituati ed in linea con la parabola discendente del profilo politico del Cavaliere.

QUANDO E’ SCESO IN CAMPO PER IL MILAN

La storia d’amore con il Milan era cominciata nella seconda metà degli anni ’80, quando un giovane Berlusconi, imprenditore di successo e protagonista dell’ascesa delle televisioni commerciali, aveva salvato dal fallimento uno dei club più gloriosi d’Italia e del mondo, vincitore di 10 scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe delle Coppe. Lo scetticismo e le accuse di aver intrapreso questa nuova avventura solo a scopo mediatico non si fecero attendere, ma la storia del nuovo Milan cominciò – con una spettacolare presentazione con arrivo in elicottero in pieno stile Apocalypse Now – ed avrebbe portato ad una lunga striscia di successi sia per il club che per il suo Presidente.

QUANDO IL MILAN HA INIZIATO A SCENDERE IN CAMPO PER IL SUO PRESIDENTE

Nei primi anni ’90 Silvio Berlusconi decide di scendere in politica e nel 1993, in piena campagna elettorale, intuendo l’importanza mediatica di una simile strategia a pochi mesi dal voto, ufficializza l’arrivo di Marcel Desailly, difensore dell’Olympique Marsiglia.

Un giocatore da 10,7 miliardi di lire per il mister Fabio Capello che lo inventa poi un centrocampista di livello mondiale. Scommessa vincente. A fine marzo 1994, Berlusconi viene eletto Presidente del Consiglio dei Ministri.

C’è da dire che l’immagine di Berlusconi e del Milan già godeva di un certo lustro. Si era infatti da poco concluso il ciclo vincente del Milan di Sacchi e dei 3 Olandesi. 1 Scudetto due Coppe Campioni, due Supercoppe Europee, due Coppe Intercontinentali sono il biglietto da visita di quel Berlusconi che conta su un bacino di potenziali elettori/tifosi che letteralmente lo adorano.

Ma la politica, si sa, non è un gioco semplice. E infatti nel ’95 la crisi di governo costringe gli italiani a prepararsi per tornare alle urne.

Quell’estate il Cavaliere decide di fare un grande regalo ai tifosi rossoneri: quasi 30 miliardi per Roberto Baggio (Juventus) e George Weah (Paris Saint Germain). Ma il miracolo non si ripete: Romano Prodi diventa Presidente del Consiglio per una manciata di voti. Ma il calciomercato quell’anno contribuisce a creare grandi consensi e quella sconfitta a fotofinish suona quasi come una vittoria considerando lo svantaggio iniziale nei sondaggi di quella tornata elettorale.

Nel 2001 l’avversario politico è l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli ma Berlusconi con quasi il 50% dei consensi diventa nuovamente Presidente del Consiglio.

Come premio di questo secondo successo politico, regala ai tifosi rossoneri 2 grandi colpi :dalla Fiorentina il centrocampista portoghese Manuel Rui Costa e dalla Juventus il bomber Pippo Inzaghi.

Carlo Ancelotti in panchina inizia ad incastrare il puzzle di un Milan che inaugura un ciclo di vittorie calcistiche che coincise con un dominio politico berlusconiano ininterrotto.

Nel 2002, in concomitanza delle elezioni amministrative, arriva al Milan Rivaldo, brasiliano sottratto al Barça, per formare con Kakà, Schevchenko, Seedorf, Pirlo, la squadra vincente che disputò tre finali di Champions, vincendone due, e che conquistò uno scudetto portando lustro all’immagine del presidentissimo.

“Avrei potuto comprare Totti, ma le bandiere non si comprano” dichiarò Berlusconi.
ma è lecito pensare che la decisione derivasse proprio dal timore di perdere preziosissimi voti a Roma. Mentre nell’agosto 2002, con lo stesso retropensiero, subito dopo le elezioni, comprò il capitano della Lazio, Alessandro Nesta, messo sul mercato dalla squadra biancoceleste lacerata da debiti e bisognosa invece di vendere e di incassare.

C’è un passaggio non banale in questo racconto ed è la figura di Alexandre Rodrigues da Silva detto Pato. Arriva a Milano nel luglio del 2008 quando è ancora minorenne e le regole del calcio mercato gli impediscono di giocare una partita ufficiale fino al gennaio del 2009.

Esordio crack in casa contro il Napoli e fino a Giugno inanella una serie di prestazioni e di numeri che aiutano il cavaliere in previsione delle amministrative del giugno di quell’anno.

Ed è in questo periodo che si consuma l’esemplare Caso di Kakà.

Nel gennaio 2009 il Manchester City offrì più di 100 milioni di euro per comprare il pupillo di Ancelotti ma i tifosi rossoneri organizzano barricate. Temendo un calo elettorale alle elezioni europee, Berlusconi interruppe le trattative e, due giorni dopo il voto, vinto dal PdL, fu data la comunicazione della vendita dell’attaccante brasiliano al Real Madrid per 67 milioni di euro.

Kakà tornerà al Milan nel 2013, poco prima delle elezioni europee, accompagnato da un promettente nuovo acquisto, l’ultimo della presidenza Berlusconi al Milan: Mario Balotelli.

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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