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Comandante Carlos: Tevez e la sua storia d’amore con il Boca Juniors

“certi amori non finiscono mai fanno dei giri immensi e poi ritornano”
Amici Mai – A. Venditti

E’ stata una delle prime notizie ufficiali del calciomercato di questo Gennaio 2018.
Carlos Tevez ritorna al Boca Juniors dopo solo un anno. Siamo tutti contenti: i cinesi, i tifosi del Boca, Tevez, noi. Questa volta pensiamo che sia per sempre, fino alla fine; fino a diventare un simbolo perché a 34 anni Tevez è sempre in grado di fare la differenza a quelle latitudini entrando ancor di più nel cuore della gente del quartiere della Boca.

LA MIA CICATRICE E’ PARTE DI QUELLO CHE SONO

Una casa vuota con solo un bambino di dieci mesi che striscia per terra, un bollitore pieno d’acqua bollente che si rovescia e cade in faccia all’infante.
Quando lo trovano, in preda alla disperazione, lo portano all’ospedale avvolto in una coperta con fibre di nylon che, una volta dissolte, rimangono attaccate alla sua pelle e aggravano le ustioni di primo e secondo grado. Il Bimbo trascorre circa due mesi in terapia intensiva e rimane segnato con delle cicatrici sul viso e sul collo. Di quei segni, il bambino, una volta cresciuto dirà di non volerli operare poiché significherebbe smettere di essere se stesso, …”la mia cicatrice è parte di quello che sono”.

Carlos Tévez è nato il 5 febbraio 1984 a Fort Apache, il suo Barrio di Ciudadela (provincia di Buenos Aires) a cui rimane sempre profondamente legato ed a cui deve il soprannome che accompagna la sua carriera.

A MIA ZIA LA CHIAMO MADRE ED A SUO MARITO LO CHIAMO PADRE

Sua madre lo ha abbandonato quando aveva soli sei mesi ed il suo vero padre è morto, con 23 proiettili in corpo nel mezzo di una sparatoria, quando aveva cinque anni. Il padre biologico non aveva mai riconosciuto il figlio perciò quando furono i sui zii, Segundo Tevez e Adriana Martínez, a prendersi cura di lui ecco che Carlos diventa per l’appunto un Tevez.
Di lui gli hanno raccontato che fosse un tipo scherzoso e che pare che oltre a delinquere si divertiva a portarsi al petto quel figlio e parlargli.

Il campione argentino pochi mesi fa, ospite alla televisione nazionale nel programma Animales Sueltos, ha lui stesso raccontato la sofferenza vissuta.
Il disagio di una madre che lo abbandona ma che con lucidità Carlos contestualizza alla difficoltà di vivere in un quartiere in stile Gomorra dove crimini e droga si impossessano delle vite più semplici.

Una madre che non riesce ad allevare il figlio; la zia che se ne prende cura perché “mi ha afferrato e portato con sé … A mia zia la chiamo Madre ed a suo marito lo chiamo Padre. Con la mia vera madre Fabiana invece ho recuperato i rapporti solo 5 anni fa. Lei è molto brava!”

GIOVINEZZA E FUERTE APACHE

E’risaputo che Carlos Tevez cresce in uno dei posti più pericolosi d’Argentina. In quel Barrio tutti erano immersi nel mondo della droga e del crimine, ad eccezione sua e del suo migliore amico, Darío Coronel, con cui ha condiviso l’esperienza nell’All Boys quando aveva dodici anni dove Carlitos’ giocava da 9 ed il suo compagno con il 10.

Pochi anni dopo, le strade dei due amici d’infanzia si sono separate con Tevez al Boca e Coronel al Velez Sarfield.
E proprio mentre Carlos è in procinto di festeggiare la convocazione nella selezione Under 17 dell’Argentina che parteciperà al campionato sudamericano di categoria, da quel Barrio arriva una notizia che gli ricorda da dove viene.

Il suo amico Darío Coronel aveva cercato di rubare un furgone, la polizia lo aveva braccato e nel tentativo di fuggire uccise due poliziotti e, con l’ultimo proiettile, si sparò alla testa. Di lui Tevez ha sempre detto che “È il miglior giocatore che abbia mai visto in vita mia“.

“Quando mi chiedono cosa sarei stato se non fossi un calciatore rispondo, un muratore! “

Così Tevez che quando firma il suo primo contratto con il Corinthians, dice al suo procuratore di non voler mai vedere quei soldi, ma di volerli invece spendere tutti per portare la sua famiglia fuori da Fuerte Apache: ” Voglio che compri 15 case fuori dal quartiere e tiri fuori tutta la mia famiglia lì. La prossima generazione dei Tevez deve essere migliore.”

Potrebbe sembrare un tentativo di rinnegare il passato ma in realtà si è se stessi quando si torna nel posto in cui si è nati e cresciuti. Tevez è molto legato alla sua gente ed è felice di tornarci come racconta lui stesso e se vi capita andate al Bar de Benito, suo amico che ha un ristorante lì nel quartiere e dove credo che facciano un’ottima pizza alla parrilla, (ma non dite agli argentini che la pizza l’abbiamo inventata noi italiani).

PRIMA PARENTESI AL BOCA

Carlos Tevez è il classico bambino che realizza il suo sogno, quello di giocare un giorno con la maglia del Boca di cui è innamorato. Succede il 21 ottobre del 2001 contro il Talleres di Cordoba.

Debutta che aveva 17 anni ed il numero 18 sulle spalle e quel giorno è anche una sconfitta per il suo Boca. Malgrado la parentesi all’All Boys, Tevez è considerato un autentico prodotto del vivaio Boquense, scelto da Carlos Bianchi co cui qualche anno dopo arriverà a conquistare il tetto del Mondo, raggiungendo le vittorie di Coppa Libertadores, Campionato di Apertura Argentino e soprattutto la Coppa Intercontinentale contro il Milan di Schevchenko ed Inzaghi.
In totale dal 2001 al 2004 colleziona 75 gettoni di presenze condite da 26 reti.

SECONDA PARENTESI AL BOCA

E’ il 19 Dicembre 2016 ed il Boca Juniors gioca in casa contro il Colon. Partita in ghiacciaia (4-1) e perciò al 90 minuto Tevez viene sostituito per concedergli la classica standing ovation che si concede alle leggende.

Sta infatti per andare in Cina, impossibile rifiutare i 25 milioni annui offerti dallo Shangai Shenhua.
Era tornato a casa nel 2015, dopo aver perso la finale di Champions con la Juventus. Rientrando in Argentina aveva dichiarato che giocare una partita sapendo che tuo padre è in tribuna a vederti, non ha prezzo.
Incide anche in questa seconda esperienza con 56 presenze e 25 gol utilissime al Boca per vincere il titolo del 2015.

Ed adesso Carlos scrivi il terzo capitolo del Romanzo…

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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