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Cominciava la leggenda Viola del Re Leone

Genesi dell’Amore tra la Fiorentina ed il suo 9.

Firenze non è una mai stata città semplice e forse nemmeno tanto ospitale, i fiorentini sono diffidenti per natura e fanno fatica anche tra di loro, tanto che storicamente Guelfi e Ghibellini sono lì a testimoniarlo. Con i discendenti di Dante è difficile trovare la giusta sintonia, soprattutto se sei di “fuori” devi lavorare sodo per farti accettare, ma una volta fatto breccia nei loro cuori ci rimani per sempre.

Solamente con uno sconosciuto è stato amore a prima vista… uno straniero, argentino per la precisione, che però è diventato subito uno di loro, anzi lo è ancora e lo sarà penso per sempre.

Il suo nome è Gabriel Omar Batistuta, uno dei più importanti simboli fiorentini dell’epoca moderna, 10 anni di puro amore e 207 centri in maglia viola, che lo hanno consacrato idolo della curva Fiesole.

La sua avventura fiorentina inizia nel 1991 nel cuore di Firenze, a pochi passi dal Duomo e da Ponte Vecchio, proprio dietro Piazza della Signoria, in una delle camere del maestoso e centenario Hotel Savoy, che lo ha ospitato per primo in città. Batistuta arriva a Firenze in quell’estate con la moglie Irina incinta di 5 mesi, con una faccia felice e tanta voglia di mettersi in gioco. Gabriel scopre subito di avere anche un talento naturale ad imparare l’italiano e mentre restano in quell’hotel cercano casa, perché ogni volta che Batistuta entra nella hall è subito preso d’assalto da qualche tifoso, che lo implora disperatamente di regalargli una foto con lui.

È, infatti, in città solo da pochi giorni, ma già è successo qualcosa di speciale: quando si sposta per le strade del centro tutti lo fermano, lo riconoscono, lo incitano o gli regalano una sciarpa. Qualcuno gli racconta anche della mitica fontana del Porcellino, uno dei monumenti più popolari di Firenze, a pochi passi dall’Hotel, in cui, secondo la tradizione popolare fiorentina, toccare il muso del Porcellino è sinonimo di buona sorte e anche Batistuta non vuole essere da meno: così affida il compito alla moglie di recarsi ogni giorno lì ad accarezzare il bavaro porta fortuna, perché sa che servirà anche quello per realizzare i suoi sogni.

In realtà Batistuta, all’epoca lo chiamavano ancora El Camion, era già stato a Firenze non molto tempo prima: era il gennaio 1989, quando venne in Toscana per giocare il Torneo giovanile di Viareggio, invitato dal Deportivo Italiano e, con quella maglia, segna una tripletta contro il CSKA Sofia. Poi, in una partita decisiva per superare il turno, sbaglia un rigore contro il Torino, ma proprio in quella occasione conosce un altro idolo indiscusso di un’intera generazione di argentini, Diego Armando Maradona.

La sua ufficiale presentazione alla stampa, come nuovo acquisto della Fiorentina da parte del presidente Mario Cecchi Gori, avvenne il pomeriggio del 18 agosto 1991 e già dalla mattina sotto un cocente sole passeggiando sul Ponte Vecchio si ritrovò in balia di tifosi entusiasti. “Sono felice di averti qui, abbiamo fatto di tutto per prenderti, dovrai rispondere a suon di gol” furono le parole del produttore cinematografico, padron della Fiorentina e Batistuta gli rispose in italiano, pronunciando, come nel suo stile, una semplice frase: “Sono felice di essere qui, nella città più bella del mondo. Grazie a tutti quelli che mi hanno mandato messaggi d’affetto e voglio contribuire a costruire una grande Fiorentina”. Bati venne poi portato allo stadio Franchi dove la squadra viola stava disputando una partita amichevole e gli occhi viola, naturalmente, furono tutti per la nuova stella argentina.

Pochi giorni dopo, sabato 24 agosto 1991, Batistuta debutta nel calcio italiano con la maglia della Fiorentina: Gabriel spuntò dal tunnel con la maglia numero 9.. “Batibatibatibati / Bati gol / Batigoool, Batigooooool. … “ cantavano e imploravano dalla Curva Fiesole ed solo il tempo ha stabilito che quella è e rimarrà per sempre una data storica per Firenze.
Le prime giornate di Batistuta in campionato non furono per niente facili, ma la svolta avvenne nella partita Fiorentina – Juventus. Per i tifosi viola è “la Partita” con la P maiuscola, un Boca-River in salsa italiana. L’amore deflagra con il colpo di testa ravvicinato di Bati che apre il 2-0 alla Juventus…era il 26 febbraio 1992: è la fine di un incubo. Batistuta diventa Batigol e Firenze si innamora perdutamente e irrimediabilmente del suo RE Leone.

Bati ha sempre voluto giocare per lasciare il segno: si è innamorato della maglia viola attaccandosi al destino di questa società, pronto a fare qualsiasi cosa nella buona e nella cattiva sorte.
Avrebbe potuto vincere molti titoli o competere per il pallone d’oro se solo avesse giocato nel Barcellona o nel Manchester United, ma lui voleva vincere con la Fiorentina. Voleva vincere la Serie A con una piccola squadra ed entrare nella storia a suon di gol, per sentirne il boato del pubblico e di quella curva viola che lo faceva impazzire. “Vincere a Firenze vale per me 10, 20, 100 volte più che in altri club…”
E non importa se a Firenze il campione argentino vince solo una Coppa Italia ed una Supercoppa Italiana mentre colleziona malinconiche sconfitte assaggiando anche l’onta della B, ciò che conta è l’amore che una città come Firenze ha dato ad uno straniero, che correva alla bandierina e che andava in curva a fare la mitraglia.

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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