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Dani Osvaldo tra Palco e Realtà

MEN SANA IN CORPORE SANO

Nel settembre del 2016 Pablo Pablo Daniel Osvaldo ha 31 anni ed è ancora nel pieno della sua maturità fisica come calciatore professionista.
Ha alle spalle 11 anni di carriera europea con esperienze importanti, alcune delle quali a grandi livelli, dove ha vestito le maglie anche di Roma, Juve ed Inter arrivando a guadagnarsi, da oriundo, la convocazione nella nazionale italiana.

Ma corpo ed anima trovano il pieno benessere solo quando si sviluppano insieme ed insomma la forma fisica necessità di un’adeguata efficienza intellettiva e spirituale.

Ecco perché Osvaldo decide, prematuramente rispetto all’età anagrafica, di lasciare il calcio e non solo quello giocato.

I DURI HANNO DUE CUORI

Che Osvaldo avesse uno spirito ribelle, se non addirittura il carattere autodistruttivo tipico dei musicisti rock, lo ha dimostrato a più riprese sia in campo che fuori: con 4 figli da 3 diverse donne e con l’ultimo genito battezzato Morrison Osvaldo per omaggiare il più famoso Jim.

Diversi sono gli episodi controversi che a memoria si associano al suo nome, come lo schiaffo a Lamela, nel post partita di un lontano Udinese – Roma con il giovane argentino reo di non avergli passato un facile assist e con una rabbia amplificata per il fatto di prendersela con un ex River Plate: lui che invece batte bandiera Bocquense.

Indimenticabile anche la foto pubblicata sui social da Josè Fonte con un occhio nero, all’epoca dei fatti suo compagno di squadra al South, che denuncia di essere stato pestato a sangue in allenamento; senza dimenticare il Vaffa ad Icardi, all’epoca dell’Inter, dove fa anche in tempo a dare un pugno all’allenatore Mancini.

Sempre lui che risponde così ai tifosi romanisti che lo contestano a Trigoria

 

L’ultima parentesi al Boca è l’inizio della fine: rompe con l’allenatore Guillermo Barros Schelotto con cui non ha mai davvero legato. Una sigaretta fumata nello spogliatoio per stemperare il nervosismo dopo una trasferta di Coppa Libertadores in una partita andata a male. E’ stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso del loro teso rapporto.

Fumo, Whisky e Rock and Roll, sembra il leit motiv della sua vita o forse lo è! Questa stessa scritta l’aveva incisa sugli scarpini quando giocava nella Roma, dove addirittura aveva licenza di scegliere la canzone per il riscaldamento pre-partita all’Olimpico ed era sempre qualcosa di forte passando dai Rolling Stones ai Qeen agli U2.

QUELLO TRA PALCO E REALTA’

“…Abbiamo facce che non conosciamo
Ce le mettete voi in faccia pian piano
E abbiamo fame di quella fame
Che il vostro urlo ci regalerà…”

La Canzone del Liga ben racchiude il senso della vita contemporanea di Pablo Osvaldo. Ha sempre avuto il rock dentro, in tutti i sensi, e fa sapere al mondo il fastidio che gli davano le etichette che si è portato apppiccicate addosso “ Mi ha sempre dato fastidio essere etichettato come uno a cui non piaceva allenarsi. Fosse stato vero, non sarei rimasto 10 anni in Europa e non avrei giocato con l’Italia”.

Lui come tutti i sudamericani si alimenta di passione. Ne fa una questione di sopravvivenza e di libertà interiore. E se non capiamo ciò è davvero difficile capire la sua scelta: ha rinunciato alle regole precostituite del mondo del calcio, per riconquistare la libertà dello spirito. Suonare o prestare la voce alle canzoni pare gli dia le stesse vibrazioni di quando gonfiava la rete negli stadi della Serie A.

Dopo l’allontanamento dal Boca Juniors che avviene a maggio 2017, Osvaldo rimane senza squadra fino a Settembre quando ufficialmente si dichiara felicissimo di ritIrarsi dal calcio per dedicarsi a ciò che più ama: la musica. Ad un certo punto l’universo del pallone non lo ha più capito ed è passato dalla felicità all’ insoddisfazione: solo il palco sembra dargli nuovamente quegli stimoli che provava quando entrava nelle arene europee da calciatore.

Ha amato giocare a calcio, è ovvio, e non può essere ipocrita verso un mondo che fino ad allora lo ha reso famoso e soprattutto ricco. E’ vero, si dice che i soldi non fanno la felicità, ma diciamola tutta: se oggi Daniel Osvaldo si permette di fare un mestiere (il cantante) che probabilmente non gli garantisce chissà quale ritorno economico, lo deve solo al calcio ed ai milioni di euro che con esso ha accumulato.

BARRIO VIEJO

Al di là di ciò che pensa la gente, credo che Osvaldo si sia sempre sentito un Musicista, visto che anche il padre lo era ed è importante anche riconoscere che essere un musicista non per forza vuol dire vendere milioni di dischi. Vuol dire invece adorare e rispettare quell’arte.

Barrio Viejo
non è il nome di un insolito quartiere malfamato di Buenos Aires da dove far partire una storia di riscossa che passa dalla povertà alla ricchezza e che solitamente echeggia nelle biografie dei campioni argentini. Barrio Viejo è più semplicemente il nome della Rock Band di cui Pablo Osvaldo è Frontman oltre che fondatore. Lo stile è quello di un rock melodico con qualche pezzo un po’ più duro e con arrangiamenti mai del tutto eccezionali. Ascoltandolo mi sembra una versione argentina di rocker più nostrani come il Liga o Vasco Rossi, o meglio una vaga imitazione.

D’altronde anche lui come i nostri rocker parla una lingua latina e personalmente credo che già questo sia un gran limite poiché i  suoni fonetici sono quanto di più lontano dagli slang inglesi degli artisti che hanno invece fatto la storia del genere rock.

Nel 2017, l’album “Liberacion” è il battesimo del gruppo ed Osvaldo firma la scrittura di tutti i testi dei 12 brani che lo compongono. Desorden e Infumable sono i pezzi con più visualizzazioni su Youtube, con rispettivamente oltre 500k e quasi 200k visualizzazioni. Non certo numeri da star anche se onesti.

I primi concerti li affronta con gli occhiali da sole addosso per non incrociare lo sguardo delle persone e non rischiare di emozionarsi troppo. Salire sul palco o andare in campo sono sensazioni che hanno punti in comune: nervi ed adrenalina si fanno sentire con la differenza che, quando entri in campo puoi giocare bene o male ed il tuo singolo errore può non influire sul lavoro del gruppo o sul risultato finale di una partita, mentre quando canti non hai un’occasione per rifarti, non puoi sbagliare altrimenti rovini il lavoro di tutti.

Nel 2019 la Band si concede anche un Tour anche in Italia, seconda patria di Osvaldo, con diverse date in locali e club abituati ad ospitare piccoli concerti.
Eccola per chi se la fosse persa:

5 gennaio: Pocoloco – Paganica
9 gennaio: INPUT – Oristano
10 gennaio: La Talpa – Olbia
11 gennaio: Vintage club – Sassari
16 gennaio: Mojito Club – Imola
18 gennaio: Legend Club – Milano
19 gennaio: Locanda Blues – Roma
20 gennaio: Il Palazzo dei Baroni – Baselice
24 gennaio: Druso – Ranica (BG)
26 gennaio: Soulkitchen – Sulmona
28 gennaio: Il Batch – Montesilvano
1 febbraio: Il Peocio – Tofarello
2 febbraio: Borderline – Pisa (io c’ero)

Il tour italiano precede l’uscita di un nuovo album chiamato “Un Pais con Buena Gente” che contiene altri 11 inediti sempre firmati dal leader indiscusso.

SONO SEMPRE I SOGNI A DARE FORMA AL MONDO

In una recente intervista al quotidiano argentino Clarin, Osvaldo ha dichiarato che ha ancora tanta e tanta strada da fare prima di considerarsi egli stesso un musicista affermato e che il suo sogno ricorrente è però sempre lo stesso: segnare un gol al River Plate.
E se è vero che “i sogni sono fatti per le persone coraggiose, mentre per tutte le altre ci sono i cassetti” allora ecco che Dani Osvaldo trova la forza di ricominciare. Infatti a 3 anni esatti dal suo addio al calcio ricomincia dal Banfield firmando nel Gennaio 2020i un contratto con la squadra che tanti anni or sono lo ha lanciato nel calcio che conta.

Non è dato sapere se questo ritorno è figlio della nostalgia dai campi, piuttosto che necessità oggettiva di avere un’entrata sicura in pesos, visto che probabilmente la carriera da musicista sembra essere più un costoso hobby che un’attività a scopo di lucro. Ciò che è certo è la smania di protagonismo di cui Osvaldo soffre, perciò è lecito attendersi l’ultimo canto del cigno e perché no, proprio quel gol contro i rivali di sempre del River Plate per poter scrivere la canzone più bella.

Osvaldo, Datolo e Bertolo nella foto ufficiale di presentazione della maglia del Banfield 2020

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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