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I Due Escobar – il ricordo di Andres nell’ombra di Pablo

Per motivi diversi, se ti chiami Escobar tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 fai parte della Storia della Colombia.

Andres Escobar è il capitano della Nazionale Colombiana di Calcio (forse quella della generazione più forte che la loro storia abbia conosciuto).
Pablo Escobar è il Padron, il signore della droga e tra gli altri, anche primo sponsor di quella Nazionale di Calcio.

Nel calcio vale tutto, tutto è contemplato tranne una cosa: la morte.

Nella musica, ad esempio, la morte tende ad essere qualcosa di atteso, un evento annunciato dagli eccessi e dal distacco che l’artista prova nei confronti del mondo reale. Quando Jim Morrison è morto nessuno è stato colto veramente di sorpresa dalla notizia. Kurt Cobain , Janis Joplin , Jimi Hendrix , Amy Winehouse , Freddie Mercury, Whitney Houston … c’era una data di scadenza dietro il profilo di questi artisti, una morte annunciata dal loro stile decisamente fuori dal comune ed un ulteriore alone di mistero dopo la morte che ne alimenteranno  ad oltranza il mito.

Nel calcio la morte non è attesa, appare sempre come un terremoto che ci sorprende e ci lascia sgomenti. Davide Astori è l’ultimo che è andato via in silenzio ma facendo molto rumore e lasciando impotente il business del calcio che si è fermato quel giorno malgrado lo spettacolo deve sempre andare avanti.

“I Due Escobar” è un coraggioso Docufilm americano del 2010 che indaga sugli intrecci tra il crimine e lo sport ai tempi dei cartelli in Colombia.
Racconta gli anni 90 in un Paese in piena Guerra dei Cartelli della Droga.

Tutto è in mano ai Signori della Coca compresa la Nazionale di Calcio che in quel periodo ha anche il ruolo occulto di rilanciare l’immagine internazionale di una nazione che faceva parlare di sé in negativo solo per le notizie di cronaca nera.

Malgrado il connubio con la realtà criminale, la squadra in realtà vantava una delle rose migliori della propria storia sportiva e dopo decenni di oscurità si era ritagliata un ruolo da protagonista nel panorama calcistico internazionale. In questo senso il campionato del Mondo di USA 1994 doveva essere il momento della definitiva consacrazione. Dietro questo successo c’erano due uomini proprio i due Escobar:
Andrés, capitano e icona della squadra;
Pablo, famoso signore della droga e inventore del fenomeno del “narcofútbol”.

Guardando il documentario che ripercorre quegli anni, diventa naturale fare un tuffo nel passato o meglio nel calcio finito nei ricordi d’infanzia.
Il mio primo grande ricordo del calcio internazionale è la Coppa del Mondo a casa nostra: Italia ’90 . Ricordo il codino di Baggio, i gol di Schillacci, la figura iconica di Roger Milla ed anche i colombiani: c’erano Valderrama e Higuita , Rincon e Leonel Álvarez. Giocatori che sembravano diversi, unici, e che un ragazzo di dieci anni come me guardava con quella curiosità ingovernabile, poiché appartenevano ad un mondo diverso dal mio ma che immaginavo di conoscere da sempre grazie al calcio.

Tra questi giocatori spiccava con il numero 2 Andres Escobar, fresco vincitore della Libertadores con l’Atletico Nacional di Medellin. Maturana, che già dal nome aveva l’essenza del guru, era invece l’allenatore di quella squadra che, dopo aver passato il girone eliminatorio, fu eliminata dal Camerun.

Passarono quattro anni e la Colombia guidata dal suo capitano, il solito 2, tornò a qualificarsi per una fase finale della Coppa del Mondo, ottenendo la qualificazione con uno storico 0-5 in Argentina che fece sognare l’intero paese.
In questi anni la Colombia ha conosciuto il momento più teso della sua recente Storia legata al traffico internazionale di droga.  Anni caratterizzati dalla guerra interna per il controllo del narcotraffico guidato da un altro Escobar, di nome Pablo che cade morendo nel dicembre del 1993.

Dopo la sua morte a Medellin c’è un caos incontrollabile. Prima della sua morte, seppur con le armi, il vecchio boss riusciva a controllare tutto [anche il calcio ed il suo business], ma dopo la sua morte, senza il capo sanguinario tutta l’attività criminale è imprevedibile ed è in questo clima che la nazionale parte per il mondiale.

Alla vigilia del mondiale, un personaggio come Pelé dichiarava che la Colombia per lui è la squadra favorita per vincere la Coppa del Mondo degli Stati Uniti nel 1994. Così non è stato, anzi i cafeteros sono usciti senza nemmeno superare il girone eliminatorio.

Il problema non è però come sono usciti ma come sono arrivati a giocarlo quel mondiale.

La connivenza tra calcio e cartelli era cosa risaputa ed in realtà il periodo che precede la partecipazione al mondiale coincide con il primo periodo in cui manca l’ordine precostituito di Pablo Escobar appena fatto fuori dai cartelli rivali.

Nel caos generale, tre mesi prima dell’appuntamento americano viene rapito il figlio del nazionale Herrera liberato dietro pagamento di una forte somma di riscatto.
Solo l’anno prima del mondiale lo stesso portiere Higuita era stato in carcere per ben 7 mesi in quanto coinvolto come intermediario in un altro rapimento il cui scopo era quello di raccogliere fondi per la latitanza dello stesso Pablo Escobar (braccato in quel periodo su tutti i fronti).

Il resto del mondo lo ignora, ma la Colombia parte per gli Stati Uniti con questo stato d’animo ed arriva a giocare la terza partita del girone che è un dentro o fuori contro i padroni di casa americani.

Successivamente si è saputo che la squadra giocò quella partita in condizioni psicologiche molto particolari. Infatti alla vigilia dell’incontro un fax recapitato alla reception dell’Hotel sede del ritiro, intimava di non far giocare il centrocampista Gomez.
La minaccia era di morte e rivolta al Mister Maturana qualora l’ordine non fosse rispettato. Maturana era infatti un uomo vicino a Pablo Escobar perciò i nuovi cartelli non lo vedevano con simpatia. Il giocatore non venne convocato e la squadra scese in campo sicuramente in un clima di paura.

Alla mezz’ora di quella partita, Andres, interviene in spaccata su un cross basso verso l’area colombiana nel tentativo di spezzare l’azione di contropiede: la palla però si insacca nella propria porta ed è autogol. In quel momento il mondo probabilmente gli cade addosso.

Andrés Escobar, era un difensore impeccabile, un Caudillo come dicono i sudamericani e pare che dopo il mondiale dovesse passare al Milan che in quegli anni dominava in Europa e nel Mondo. Lo stesso Milan che aveva affrontato l’anno prima nella finale Intercontinentale persa con il suo Nacional.

Pochi giorni dopo l’eliminazione ed il rientro in patria, Andres è stato ucciso con una mitragliatrice nel parcheggio di una discoteca a Medellin. Tanto è stato detto e scritto a riguardo ma noi non facciamo giornalismo d’inchiesta.
Noi diciamo soltanto che a differenza degli artisti della musica, le morti nel calcio non sono mai previste e ci sorprendono sempre! Perciò il ricordo di Andres è il suo diritto a poter vivere per sempre malgrado se ne sia andato a soli 27 anni!

 

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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