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Calcio

Il mercato delle occasioni e l’ultimo step

Ora che la stagione è finita e che in Italia a livello calcistico è andata come gli ultimi sette anni con la Juve in cima a tutti (con tanto di doppietta con la Coppa Italia negli ultimi quattro), sembra giunto il momento di tirare le somme di quelle che possono essere le ambizioni dei bianconeri per gli anni a venire ora che siamo alle porte di quella che si annuncia una sessione di mercato ancora più significativa rispetto alle altre per la società bianconera.

In questi anni di reggenza sotto Andrea Agnelli i bianconeri sono riusciti a rendere quasi scontato il dominio in patria e, in maniera forse più inaspettata, sono riusciti a raggiungere l’elite europea, facendo campagne in Champions di livello assoluto superando molte squadre che fino a pochi anni fa sembravano ingiocabili non solo per la Juve, ma per qualsiasi squadra italiana.

Lo stesso Antonio Conte al suo ultimo anno alla guida dei torinesi prevedeva che ci sarebbero voluti molti anni prima che una squadra italiana tornasse in finale di Champions League, con evidente poca lungimiranza visto che l’anno dopo furono proprio i bianconeri, al primo anno di gestione Allegri, a giocarsela a Berlino col Barcellona di Luis Enrique.

Nonostante risultati di assoluto rilievo, essendo l’unica squadra che sia riuscita ad eliminare il Real Madrid negli ultimi 4 anni nella competizione regina, alla fine è comunque il trofeo non è stato aggiunto alla bacheca nonostante le due finali giocate.

Più che soffermarsi sull’analisi delle singole partite, forse al momento è più interessante vedere quello che è stato l’operato sul mercato di Marotta e Paratici e come possa aver influito sui risultati della squadra a livello europeo.

LA POLITICA DELL’AUTOFINANZIARSI

In questi anni il mercato è stato autofinanziato lasciando partire sempre un nome di primissimo rilievo della squadra per poter così alimentare il mercato in entrata, il che ha ovviamente avuto un effetto abbastanza considerevole sulla rosa.

Il reparto da dove partire è sicuramente il centrocampo, proprio perché è quello cambiato maggiormente. Nella finale di Champions della stagione 2014-15 la Juventus poteva schierare un rombo formato da Pirlo, Marchisio, Pogba e Vidal, quattro elementi che all’epoca erano considerati dei top player che avrebbero tranquillamente potuto giocare in qualsiasi altra squadra europea che completavano uno dei reparti meglio assortiti sulla scena mondiale.

Solo tre anni dopo, nella serata di aprile al Bernabeu dove è stata sfiorata l’impresa, di quei quattro a centrocampo non era rimasto nessuno. Per quanto Pjanic, Khedira e Matuidi rappresentino degli elementi di spicco, credo che in pochi possano obiettare il fatto che il centrocampo a disposizione di Allegri fino a poco tempo prima fosse di livello superiore.

Estendendo il discorso agli altri reparti (evitando volutamente di tenere in considerazione nello specifico le volontà dei giocatori o eventuali situazioni difficili all’interno dello spogliatoio), se da un lato questo atteggiamento ha permesso alla società di mantenersi allo stesso livello rinnovandosi sempre, dall’altro sembrerebbe che in generale quella squadra fosse in assoluto più forte rispetto a quella attuale.

Nemo Propheta in Patria Est (ma solo perchè vince tutto)

In Italia questo non ha avuto ripercussioni sui risultati perché, d’altronde, una squadra che può schierare giocatori come Higuain, Dybala, Douglas Costa, Bernardeschi e Pjanic stesso che possono sbloccare qualsiasi partita (tra l’altro quest’anno è sembrato quasi che avessero alternato in maniera scientifica i propri momenti di forma migliore) riesce comunque a sopravanzare gli avversari nonostante facciano il loro record di punti (vedi il Napoli quest’anno) però, contro squadre come il Barcellona e soprattutto il Real Madrid di questi ultimi anni, alla fine si finisce inevitabilmente per pagarne le conseguenze.

L’IMPATTO SUI MECCANISMI TATTICI

La Juve in questa stagione è sembrata avere delle evidenti carenze di gioco rispetto ai precedenti anni: la cosa che saltava di più all’occhio era quanto si sentisse la mancanza di un giocatore dominante a livello tecnico e fisico come Pogba che riuscisse a creare degli “strappi” all’interno del gioco (anche se in modo diverso e con una collocazione differente in campo l’unico che riesca a farlo sembra essere Douglas Costa, il quale infatti è risultato tra i più decisivi) e la difficoltà nel far uscire il pallone dalla difesa, cosa in cui Bonucci è maestro.

Sebbene i due giocatori menzionati abbiano avuto poi alterne fortune una volta usciti da quel contesto, entrambi rappresentano delle eccellenze assolutamente peculiari nel panorama calcistico europeo al momento, il che li rende difficili da sostituire senza creare scompensi nei meccanismi di gioco.

Se da una parte, per quanto riguarda il difensore andato al Milan, la situazione è stata tamponata in qualche modo con l’impiego in pianta stabile di Benatia, dall’altra parte non a caso si parla di un clamoroso quanto improbabile ritorno del centrocampista francese in bianconero e di un interessamento sempre più concreto per il giocatore che, per caratteristiche, sembra avvicinarcisi di più al momento, cioè Milinkovic-Savic, consacratosi definitivamente quest’anno con una stagione incredibile.

Il punto è che togliendo un elemento fondamentale ogni anno, si può trovare un rimedio la prima volta, ma inevitabilmente tre stagioni dopo ci si ritrova con una squadra meno forte, sebbene ancora al top a livello continentale.

Emblematico è forse il caso proprio di Matuidi, giocatore di sicuro affidamento e che non manca di abnegazione tanto da essere diventato fondamentale nel gioco di Allegri, ma che è venuto fuori dal mercato delle occasioni a cui spesso Marotta; spesso questo ha portato acquisti strepitosi a poco prezzo, ma in questo caso sembra si sia abbassata l’asticella rispetto a chi occupava quel ruolo prima di lui.

Quest’anno più che nei precedenti, sembra perciò arrivato il momento che la Juve decida quale sia il suo ruolo nel panorama europeo e come gestire i movimenti di mercato.
All’inizio di ogni sessione di mercato, i tifosi juventini sanno già che una dei fiori all’occhiello della squadra verranno ceduti; per ora il prescelto da sacrificare sembra essere Alex Sandro, autore di una stagione sottotono, ma rimane comunque un fuoriclasse che forse varrebbe la pena tenere così come gli altri giocatori maggiormente appetibili sul mercato come Pjanic e Dybala in modo da poter tentare l’assalto alla Coppa dalle Grandi Orecchie cercando di sconfiggere quella ormai sembra essere diventata una maledizione per i bianconeri.

Fondamentalmente una brava persona che ha fatto degli errori nella vita, tipo non approfondire la passione per il nuoto sincronizzato per il quale ha sempre avuto uno spiccato talento.
Per questo motivo è ancora in analisi dallo psicologo che segue l’agente di D’Agostino, che ancora non ha elaborato il fatto che Pozzo abbia rifiutato 25 Milioni per il suo assistito.

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