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Ricordo morale della Faida tra Baggio e Lippi

Di Roberto Baggio niente è da dimenticare perché è stato il genio del calcio italiano. E’ vero, il calcio ha saputo essere ingiusto con lui quel pomeriggio americano del 1994 quando fallisce un rigore decisivo di una finale mondiale ma quella del Divin Codino è comunque una delle storie più intriganti del nostro calcio.

Il 5 dicembre del 2011 al Museo del Calcio di Coverciano si consuma un evento speciale: nasce la Hall of Fame del Calcio Italiano. Per l’occasione è presente l’allora presidente UEFA Michel Platini che celebra due figure illustri: ovviamente Baggio e l’altro è Marcello Lippi. Sono fianco a fianco in posa per le foto di rito. I due guardano avanti sorridendo goffamente e senza nemmeno una rapida occhiata reciproca o sorriso tra di loro.

Non c’è buon sangue tra i due e per scoprirne i motivi è opportuno tornare indietro fino agli anni ‘90.

Genesi di un rapporto mai nato

Baggio arriva alla Juve subito dopo le Notti Magiche del Mondiale del 1990 che lo consacrano come nuovo fenomeno del nostro calcio. Quelli alla Juve sono stati sicuramente gli anni migliori della carriera di Baggio (anche se è riuscito a fare cose incredibili in ogni squadra dove ha militato).
In una grande squadra come la Juve si consacra in quel ruolo dietro le punte conquistando tutti i pochi scettici ormai rimasti attorno alla sua figura. Contribuisce a far tornare a vincere la Juventus in campionato dopo un insolito periodo di digiuno per i bianconeri. Vincerà anche la Coppa Italia nello stesso anno, ma è stata la vittoria della Coppa UEFA nel 1993 la sua più grande conquista. Segna cinque dei suoi sei gol totali nel torneo, in semifinale ed in finale, avendo un impatto talmente forte su quella vittoria che gli è valso il titolo di miglior giocatore dell’anno e contribuendo a renderlo celebre nel mondo con il Pallone d’Oro.

Tutto cambia dopo il Mondiale di Usa ’94
Infatti la sua stagione alla Juve è tormentata da un infortunio che gli fa perdere un grosso spezzone di campionato. La sua assenza consente ad un giovane Alessandro Del Piero di mettersi in mostra e di rivendicare il suo spazio proprio nel ruolo di Baggio.

Marcello Lippi diventa allenatore della Juve quando arriva dal Napoli con il dichiarato intento di rendere la squadra meno dipendente da Baggio. Quasi dimenticando le gesta di poche settimane prima che avevano consacrato il 10 del Divin Codino al mondo grazie ad un’esibizione individuale che in un Mondiale non si vedeva dai tempi di Maradona in Messico’86.

Per l’allenatore di Viareggio il ruolo del trequartista non fa parte del suo credo tattico e proprio alla fine di quella stagione Lippi annuncia che Roberto Baggio non è più necessario per il Club mettendo di fatto il Divin Codino sul mercato con i due che si lasciano non senza reciproche frecciatine e polemiche.

BAGGIO E LIPPI ALL’INTER

Dopo Francia 98, dove Baggio di fatto riconquista il suo status di eroe italiano, e dopo la sua buona stagione a Bologna il presidente dell’Inter Massimo Moratti si convince di dargli una nuova chance in un Club importante facendogli firmare un accordo per due stagioni.
Quella prima stagione, sotto la saggia guida di Gigi Simoni e con il Fenomeno Ronaldo in splendida forma, si conclude tra mille polemiche per un presunto fallo da rigore di Mark Iuliano non dato nello scontro diretto giocato a Torino alla fine del girone di ritorno.

Proprio la Juve di Lippi riesce a tenere dietro quell’Inter vincendo il campionato tra non poche polemiche che arrivano ancora fino ai giorni nostri.

La stagione successiva Lippi rompe con la Juve e nell’aprile del ’99 diventa il nuovo allenatore di un Inter che nella stagione successiva schiererà una batteria d’attaccanti da paura: Baggio, Vieri, Ronaldo, Zamorano e Recoba.
Secondo Baggio, lui e Lippi hanno avuto un incontro chiarificatore prima dell’inizio della stagione in cui l’allenatore gli ha promesso che sarebbe stato il 10 della squadra dietro Ronaldo e Vieri.

“Non gli ho chiesto nessun trattamento speciale in futuro, ma solo che avrei avuto le stesse possibilità degli altri”.
Pare però che la promessa di Lippi però non fu mantenuta.

Lippi sapeva che lo spogliatoio dell’Inter era una polveriera e voleva sapere chi fossero le figure più influenti della rosa ed eventualmente cosa si dicesse alle sue spalle. Nella sua autobiografia, Baggio racconta che Lippi gli chiese di riferirgli qualsiasi cosa sentisse su di lui, quasi come dovesse diventare una talpa dello spogliatoio: “Mister ti aiuterò in tutti i modi, ma non chiedermi di fare nomi”.

Baggio afferma che da questo suo rifiuto Lippi gli dichiarò guerra cercando di umiliarlo e, sempre nel suo libro, parla ad esempio di un ormai noto episodio avvenuto nel ritiro estivo durante una partita di allenamento:

Lancio di 40 metri di Baggio che mette Vieri in condizione di segnare. Deve essere stata una giocata geniale poiché pare che, sia Vieri che Panucci fanno partire un applauso per Baggio. Vedendo questo, Lippi esplose di rabbia “Vieri, Panucci, che cazzo state facendo? Non siamo qui per congratularci l’un l’altro. Siamo qui per lavorare. Nessuno applaude nessuno e questo vale anche per il sig. Baggio. “

All’inizio della stagione, Baggio era fisso in tribuna o in panchina. Solo 110 minuti giocati in campionato fino alla pausa invernale. Si racconta anche di un tentativo di Lippi di sminuirlo davanti ai compagni di squadra ai quali diceva che ormai non era più abbastanza bravo per giocare nell’Inter. Baggio non parte titolare neanche quando Vieri, Ronaldo e Zamorano sono indisponibili, preferendogli un giovanissimo e sconosciuto Adrian Mutu.

Come tutte le grandi rivalità sportive, il duello rusticano tra Baggio e Lippi ha raggiunto un crescendo avvincente. Intanto l’Inter e il Parma terminavano a pari punti e serviva uno spareggio per assegnare l’ultimo posto disponibile per la Champions League. L’Inter arriva a quella partita con tutti gli attaccanti infortunati e Lippi si trova costretto a schierarlo titolare.

Prima della partita, Baggio e Moratti si sono incontrati e quest’ultimo, che ha sempre avuto un debole per Baggio, ha cercato di convincerlo a firmare il prolungamento del contratto. Baggio, senza mezzi termini ha risposto che non poteva sopportare un’altra stagione con Lippi e che per quel motivo non avrebbe firmato. Moratti gli ha anche detto che se l’Inter avesse perso il playoff contro il Parma, Lippi sarebbe scomparso.

Eppure, chi ha avuto la fortuna di vedere quella partita ricorda come fu proprio Baggio a regalare con due splendidi gol la vittoria all’Inter, salvando di fatto la panchina di Lippi ma consumando una delle vendette più sottili mostrando tutto il suo genio a chi lo aveva emarginato.
Uno spettacolo di professionalità di altissimo livello da parte di Baggio che Lippi non arriverebbe mai ad avere neanche se vivesse dieci vite.

Almeno ho detto anche da quale parte sto…mentre di seguito il gol del sorpasso firmato da Baggio con tutta la sua classe e con la sua tipica esultanza da Campione che deve sempre dimostrare qualcosa a qualcuno.

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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