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Roger Federer vince in Australia il suo Slam numero 20!

Ci siamo svegliati questa settimana con Nadal ancora numero 1 al mondo del ranking ATP, come se nulla fosse formalmente accaduto dopo l’emozionante epilogo dell’Australian Open dello scorso week end.

Al Melbourne Park, le lacrime di Roger Federer hanno commosso tutti gli appassionati di questo sport ed a pensarci bene Federer, malgrado tutto, si è conquistato il suo ventesimo Grande Slam con grande merito e senza alcun effetto sorpresa, come era invece avvenuto lo scorso anno quando era tornato alla vittoria dopo una lunga pausa e con tanti interrogativi sul futuro.

Dicevo malgrado tutto! Si perché il tennis è uno sport dove a 36 anni il tuo bottino migliore lo hai già conquistato in un’età più giovane e dove sarebbe normale vedere la next generation sopravanzarti nei grandi tornei.

Eppure Federer è l’uomo più anziano a vincere l’Australian Open (nell’era del tennis moderno) ed, insieme a Serena Williams, ha ridefinito i limiti di questo sport: dopo aver trascorso quasi cinque anni senza vincere uno dei maggiori tornei, ora ha vinto tre degli ultimi cinque tornei del Grande Slam.

Non penso che un 36enne dovrebbe essere il favorito di un torneo” – aveva detto Re Roger alla vigilia degli Open- “o almeno non dovrebbe essere così...”
Con quel suo stile da galantuomo, che lo contraddistingue, iniziava così il suo percorso nel torneo, che lo ha portato al match contro Cilic, senza perdere nemmeno un set sulla strada per la finale.

Il croato lo ha costretto ad una partita estenuante e molto lunga, che poteva minare le certezze dello stesso Federer portandolo su un territorio ancora inesplorato. Invece lo ha visto dominare il quinto e decisivo set, mostrando una grande condizione, nonostante l’estenuante caldo che ha condizionato la finale di Melbourne.

Durante la cerimonia di premiazione, Federer è scoppiato a piangere restituendoci l’emozione di un uomo consapevole di scrivere una delle più importanti storie del tennis passato e futuro. In effetti stiamo vivendo gli ultimi atti di una carriera sportiva talmente unica, che ci sta regalando un epilogo importante e che in nessuno sport trova precedenti. Inutile dire, da appassionati, che vorremmo durasse il più a lungo possibile.

La fiaba continua per noi, per me“, ha detto Federer, guardando verso la sua squadra e la sua famiglia cercando di trattenere l’emozione ed ammettendo che “dopo il grande anno che ho avuto l’anno scorso, tutto questo è incredibile.”

IL MONDO ALLA ROVESCIA

Sono passati 14 anni da quando Federer si presentava a Melbourne con i capelli a coda di cavallo e vinceva il suo primo titolo australiano. Questo del 2018 è il suo sesto “Australian Open”, che gli consente di raggiungere Djokovic ed Emerson in cima alla classifica dei tennisti con più vittorie nl torneo, oltre che incrementare il suo record assoluto di titoli del Grande Slam maschile.

Tutto questo succede mentre i tennisti della sua generazione si sono via via ritirati (da Safin a Roddick a Hewitt).
Non solo, anche i suoi più giovani e, sulla carta, agguerriti antagonisti stanno soffrendo fisicamente e mentalmente rimanendo lontani anni luce da lui.

Andy Murray (30) ha appena avuto un intervento chirurgico all’anca; Novak Djokovic (30) ha giocato qui a Melbourne dopo una pausa di sei mesi per problemi al gomito che ancora persistono e non si scongiura un intervento chirurgico, che potrebbe arrugginirlo ulteriormente. Lo stesso Nadal (31) è stato costretto al ritiro per problemi fisici. Roger, invece, nell’ultimo anno ha dato prova di come riesce a gestire il suo fisico giocando meno, ma a grandissimi livelli e contro qualsiasi avversario.

Vanno in questa direzione anche le parole di Neville Godwin, allenatore di Hyeon Chung, astro nascente della Corea del Sud, ritiratosi qui proprio contro Federer: “Si affacciano sul circuito ATP alcuni bravi giovani, ma abbiamo bisogno di Roger ancora per un po’”

Impossibile dargli torto: condivido che ho bisogno del tennis di Roger ancora per un bel po’!

Cambio ogni anno squadra di calcio… Puntualmente quella a cui tengo retrocede. Ho visto il primo gol di Miccoli in Serie A, conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.

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